E’ noto da tempo immemore che la cannabis contenga molti principi attivi salutari per il nostro corpo, come il CBD, il THC o gli appena scoperti THCP e CBDP, ma che addirittura possano contribuire alla lotta contro i tumori è storia recente.

Il lavoro di cui vi parliamo in queste righe, condotto dall’Università Complutense di Madrid e l’Istituto di ricerca di salute San Carlos, ha coinvolto anche l’Istituto di Chimica Avanzata della Catalogna, l’Istituto di Biofisica (UPV / EHU-CSIC), l’Università dei Paesi Baschi, danese Cancer Society Research center (Danimarca), l’Università di Newcastle (Regno Unito), il Centro per la ricerca biologica (CSIC), l’Università di Sunderland (Regno Unito), l’Istituto nazionale di Malattie infettive (Giappone) e CIBERNED.scienziati cannabis canapa

In pratica è stato dimostrato già nel 2016 che il principale componente attivo della cannabis, il THC (delta-9 tetraidrocannabinolo), è risultato efficace nell’uccidere le cellule tumorali attraverso il meccanismo di ‘riciclaggio cellulare’ o autofagia: questo processo attraverso il quale la cellula degrada e ricicla i suoi componenti ha fatto guadagnare il premio Nobel per la Medicina 2016  a uno dei suoi scopritori, Yoshinori Ohsumi.

Dopo aver identificato uno dei fattori che in pratica determina l’attivazione dell’autofagia che porta alla distruzione delle cellule tumorali, utilizzando una coltura di cellule di gliome del tumore al cervello – una tipologia molto aggressiva – sono stati sottoposti a due trattamenti separati con diversi gruppi di cellule tumorali: a un primo gruppo venivano private le sostanze nutritive, il secondo gruppo invece è stato trattato con THC.

Gli Studi hanno evidenziato che in entrambi i casi le cellule sono indotte ad avviare il processo di autofagia, anche se in due modi diversi: da un lato l’assenza di nutrienti migliora l’autofagia protettiva, che si verifica quando le cellule vengono attivate per digerire i componenti cellulari complessi ed ottengono l’energia per adattarsi a questa situazione veloce, nel caso di THC, invece, quello che viene potenziato è il potere dell’autofagia, ossia la rende più rapida e decisa. autofagia

Confrontando i cambiamenti che si verificano nelle cellule a seguito della mancanza di nutrienti o l’assunzione di cannabinoidi, gli scienziati hanno scoperto che solo il trattamento con il THC crea aumento dei livelli di alcuni lipidi (dihidroceramidas) che alla fine innescano la morte del cellula tumorale.

Queste osservazioni possono contribuire a porre le basi per lo sviluppo di nuove terapie contro il cancro, in quanto la ricerca ha anche mostrato, in studi in vitro e in tumori generati nei topi, che la manipolazione dei livelli di questi lipidi può essere una strategia per attivare un autofagia che porta alla morte delle cellule tumorali, riducendo perciò la crescita tumorale.

Inoltre lo studio aiuta a comprendere il meccanismo di azione dei cannabinoidi nelle cellule tumorali, un campo di studio sul quale il Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare I della UCM ha trascorso più di un decennio di lavoro.

 

Fonte: Agenzia Sinc